Orientalismo

Nonostante il mondo sia sempre più piccolo, molti occidentali sognano un'Asia Orientale che non c'è

Orientalismo

Dalla pubblicazione del famoso saggio Orientalismo di Edward Said del 1978, il suddetto termine viene definito come l'atteggiamento occidentale, essenzialmente paternalistico, nei confronti delle società mediorientali, asiatiche e nordafricane. Queste società verrebbero viste dall'occhio occidentale come statiche e sottosviluppate; al contrario della società occidentale, che è sviluppata e superiore. Io invece uso il termine orientalismo in un'accezione diversa. In mancanza di un termine migliore, penso che orientalismo dia perfettamente l'idea per quell'atteggiamento moderno di fascinazione acritica verso le società e le culture dell'Asia Orientale. Un atteggiamento abbastanza provinciale e poco informato, che tende a esaltare aspetti considerati esotici e a minimizzare o non considerare direttamente quei lati negativi che getterebbero ombre sul quadro radioso che si vuole dipingere.

Le società dell'Asia Orientale sono viste immancabilmente come l'unione tra ipermoderno e tradizione, come se fosse una loro specifica peculiarità e non una caratteristica molto comune in giro per il mondo. Roma ha sia il Colosseo che la possibilità di pagare con il cellulare nei negozi; pensa te! Inoltre, l'idea che molti occidentali hanno dell'"ipermoderno" giapponese è quantomeno bizzarra: chiunque conosca un po' veramente il Giappone, sa benissimo che quella terra si è fermata agli anni '90 nella tecnologia di consumo. Stiamo parlando di una nazione che usa ancora il fax. Quando si parla di Cina invece, l'occidentale provinciale è affascinato dalle futuristicità delle megalopoli della costa, dalla velocità delle costruzioni, dalla dinamicità insomma. Tralasciando il fatto che questa velocità amministrativa deriva dal fatto che non c'è rule of law e si decide sopra la testa delle persone senza possibilità di replica, in Cina basta lasciare la costa per entrare nell'Ottocento. Il gap tra la zona costiera e il resto della Cina è così grande, che la Cina non si può considerare una nazione sviluppata. Non parliamo poi della Corea del Sud, che ha fatto un lavoro incredibile di soft power in giro per il mondo con il k-pop e i k-drama; tanto di cappello. Putroppo la Corea del Sud è una delle società più misogine del mondo, nella quale ci sono letteralmente una enormità di uomini che odiano le donne.

Noi europei abbiamo sicuramente tanti difetti e le n0stre società sono lungi dall'essere perfette; i margini di miglioramento sono a dir poco enormi e in questi ultimi anni siamo andati indietro invece che avanti. Detto questo, non cambierei per niente con le società dell'Asia Orientale in almeno due ambiti: il cosiddetto work-life balance, cioè il bilanciare in modo equilibrato il lavoro e la vita privata, e il sistema educativo. In Asia Orientale, sempre parlando per generalizzazioni, l'orario di lavoro tende a dilatarsi e a fagocitare tutto. In Europa puntiamo a lavorare per vivere, in Asia Orientale vivono per lavorare. Chi abbia frequentato qualche ufficio in Asia Orientale poi sa bene che nonostante, o forse proprio dato che, gli impiegati passino lì la maggior parte delle ore della propria giornata, la produttività non è che sia propriamente eccellente. Il sistema educativo in Asia Orientale è infernale. Nozionistico, che non stimola il pensiero critico, iper-settoriale. Passare i test d'ingresso di una buona scuola e università è l'obiettivo principale, che succhia tutte le energie. Per accedere a una buona università, dopo scuola bisogna andare in una cram school per prepararsi, in pratica i ragazzi stanno a scuola dalla mattina alla sera; un sistema, a mio modo di vedere, infernale.

Io guardo a est da quando sono adolescente. Tre quarti della mia vita li ho passati con un interesse per l'Asia Orientale, che ho studiato e visitato, e con la quale lavoro. Forse proprio per il fatto di essere un abitué, non ho le lenti colorate quando si parla di Asia Orientale e posso dire che l'orientalismo che spesso sento in giro è abbastanza patetico, e spesso ridicolo.