La loro neutralità

No alla guerra, sì a Valsoia

La loro neutralità

Anche questa volta abbiamo schivato l'ennesima iniziativa della destra isolazionista e populista che, se approvata, avrebbe arrecato un grave danno alla Svizzera. Il livello di disinformazione attuato da quelli del sì è stato davvero enorme, con quella colomba e quel no alla guerra sui manifesti; come se non poter più mettere sanzioni alla Russia volesse dire pace. Beh, probabilmente per gli affari della famiglia Blocher sì. Per chi fosse interessato all'argomento della neutralità svizzera nella storia, consiglio di leggere questo bel libro appena uscito. Un libro veloce da leggere (è il "riassunto" in italiano di un libro uscito nel 2023 in tedesco) ma che racconta bene i 400 anni di storia della neutralità elvetica. Quella che gli iniziativisti proponevano era una neutralità fuori dalla storia, una neutralità che avrebbe messo la Svizzera fuori dal diritto internazionale e contemporaneamente l'avrebbe messa in pericolo. Un brutto autogol sotto ogni punto di vista.

Di seguito, il contributo di Ulysse Beltrami (dei GVLT) e me nell'edizione del 22 settembre de La Regione,

L’Iniziativa sulla neutralità vuole privare la Svizzera della possibilità di introdurre sanzioni economiche verso Stati belligeranti, obbligandoci a rimanere indifferenti anche di fronte ai crimini più efferati. I promotori dell’iniziativa negano, dicendo che rimarrà possibile applicare le sanzioni dell’Onu. Una spiegazione che non convince.
Le sanzioni dell’Onu sono estremamente rare: sono infatti attive su specifici individui, principalmente accusati di terrorismo, nonché su Iran, Corea del Nord, Isis e pochi altri gruppi. La rarità è dovuta al fatto che approvarle è un’impresa titanica: 9 Stati su 15 del Consiglio di Sicurezza devono dare il loro consenso, e soprattutto non deve esservi un veto da nessuno dei cinque membri permanenti (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna). Russia, Usa e Cina sono direttamente o indirettamente coinvolti in buona parte dei conflitti del mondo ed è dunque evidente come mai ci siano così poche sanzioni Onu.
Se ci privassimo della possibilità di introdurre sanzioni verso Stati che si macchiano di certi crimini, diventeremmo l’anello debole dell’ordine internazionale liberale. Ecco perché la rete di influenza russa in Europa è schierata a favore di questa iniziativa. Se questa iniziativa pericolosa passasse, il nostro Paese non avrebbe più la possibilità di partecipare alle sanzioni di altri Stati, per esempio per rispondere in maniera efficace a un regime, quello russo, che pratica anche campagne di disinformazione contro la Svizzera: si vedano a riguardo i rapporti della Segreteria di Stato per la Politica di Sicurezza – SEPOS –, che
afferma che “la Russia mantiene in Svizzera antenne clandestine, spesso all’interno di rappresentanze diplomatiche e consolari”. Sappiamo della simpatia che molti esponenti dell’Udc hanno verso il regime russo (e l’odio viscerale del partito verso i nostri vicini, cioè le democrazie liberali dell’Ue), ma si dovrebbe prendere atto che la cosiddetta “guerra ibrida” riguarda già anche noi.
C’è di più: come sottolineato anche dal capo dell’esercito Dominik Roos di recente a Lugano, l’isolazionismo militare proposto dall’iniziativa avrebbe effetti devastanti sull’effettiva capacità della difesa svizzera, non potendo più collaborare con i nostri vicini europei. La mancata collaborazione porterebbe anche il nostro budget militare e gli effettivi dell’esercito a dover crescere esponenzialmente. Una conseguenza che non viene discussa abbastanza.
Se questa iniziativa passasse, la Svizzera sarebbe costretta a seguire una politica neutrale fuori dalla storia, non più pragmatica e flessibile (come lo è sempre stata) e che, in ultima analisi, danneggerebbe gravemente la nostra stessa sicurezza nazionale.