Dopo il picco
Sembriamo essere in tanti, ma ancora per poco.
Leggere After the Spike: Population, Progress, and the Case for People di Dean Spears e Michael Geruso è stato molto utile perché mi ha fatto capire che già oggi, a livello planetario, l'umanità fa sempre meno figli; sia nelle regioni ricche, che in quelle povere. Dopo il 2080 ci sarà una discesa drastica della popolazione mondiale e non si sa bene quando questo discesa si fermerà. Ossia, stando alle proiezioni di oggi, il XXII secolo sarà molto vuoto di persone. Le conseguenze di questo probabile spopolamento saranno toste. Meno gente uguale meno idee uguale meno progresso, sarà difficile anche mantenere il livello di progresso raggiunto.
Di fronte a questo scenario, l'umanità farebbe bene ad agire già da subito. La ricetta dei conservatori è quella di relegare di nuovo la donna in casa e privarla della sua indipendenza e libertà riproduttiva, quella dei liberali e progressisti di far avanzare la società per fare in modo che avere figli sia un'opzione non così gravosa come oggi.
Mio articolo nell'edizione del 27 ottobre de La Regione
Già oggi il 70% dell’umanità vive in stati dove non si raggiunge il livello di mantenimento della popolazione, ossia due figli per donna. Si stima che attorno al 2080 la popolazione mondiale raggiungerà il suo picco, per poi iniziare a calare verticalmente. Detto in parole semplice: oggi la popolazione mondiale aumenta non perché ci sono tante persone che nascono ma perché ci sono meno persone che muoiono rispetto al passato. La sfida demografica quindi non è un problema specifico solo del Ticino, della Svizzera o dell’Europa, ma una questione ormai planetaria. I motivi della denatalità sono molti, complessi, diversificati per regioni e di non facile soluzione.
Venendo al nostro Ticino, gli over 65 sono circa il 24% della popolazione, gli over 80 il 7,8 e il tasso di natalità è 1.16 figli per donna, ossia tra i più bassi a livello svizzero. Oltre alla bassa natalità, il Ticino ha anche un problema di emigrazione di giovani: solo nel 2024, 1'872 giovani adulti hanno lasciato il Ticino per trasferirsi in un altro Cantone, mentre gli arrivi sono stati 1'161. Detta altrimenti, il Ticino perde ogni anno giovani in età lavorativa. Questo non va affatto bene, il Ticino rischia seriamente di vedere inaridire la sua società, per non parlare della mancata dinamicità in ambito lavorativo che hanno i giovani.
Di fronte a questa doppia sfida, cioè la denatalità e la perdità di giovani residenti, aggiungere 100 franchi a pioggia all’assegno familiare non sposterebbe di una virgola il problema: l’unico risultato sarebbe quello di sprecare denaro pubblico.
La strategia demografica deve essere orientata al lungo periodo, duratura e condivisa: società, economia e politica devono remare nella stessa direzione. Come PVL pensiamo che i problemi complessi si risolvano con soluzioni complesse e pensiamo che per contrastare l’inverno demografico serva un progetto di ampio respiro. Servono misure in svariati ambiti, come la promozione per la creazione di aziende innovative, misure di conciliazione famiglia-lavoro, aumentare l’offerta di asili nido pubblici, promuovere modalità di lavoro più flessibili, eccetera eccetera.
Noi del PVL pensiamo che questo sia uno dei principale aspetti per il futuro benessere del Ticino e che vada preso di petto, senza tentennamenti e con una prospettiva che guardi alle prossime generazioni, non alle prossime elezioni. La politica deve guardare lontano, investire nel futuro. Dopo l’inverno demografico può arrivare la primavera ma bisogna lavorare seriamente per farla sbocciare.