I sette misteri scolastici giapponesi
Gli studenti giapponesi, oltre che con gli esami, devono confrontarsi anche con altri tipi di sfide
Leggendo manga o guardando anime, vi sarete sicuramente imbattuti a vostra insaputa in almeno uno dei cosiddetti sette misteri scolastici (学校の七不思議, gakkō no nana fushigi). Sono un must di ogni manga adolescenziale, uno di quegli episodi che bisogna per forza mettere, come il ballo di fine anno nei telefilm americani. I sette misteri scolastici sono una serie di leggende soprannaturali comunemente diffuse nelle scuole giapponesi e non si sa bene quando siano iniziate. Ci sono molte variazioni regionali, ma in generale riguardano apparizioni spettrali, luoghi infestati o fenomeni inspiegabili all’interno dei locali scolastici. Questi racconti fungono da rito di passaggio per gli studenti: i ragazzi più grandi li trasmettono ai più piccoli come esercizio di controllo della paura. Sono quindi un’esperienza culturale condivisa: spazialmente (nell'intero Giappone) e temporalmente (di generazione in generazione).
Di seguito i sette misteri più noti e standard.
Hanako san del bagno. È probabilmente la leggenda più famosa, che narra di una ragazzina di nome Hanako che infesta i bagni della scuola. La versione più diffusa narra che Hanako può essere evocata andando nel bagno delle ragazze di una scuola e bussando alla terza cabina del bagno chiedendo "Hanako san, ci sei?". Se è presente, risponderà "sì, sono qui". Hanako è spesso raffigurata nei manga e negli anime come un fantasma innocuo o benevolo. A volte funge da protettrice della scuola e degli studenti, alcune versioni invece la descrivono come un’entità malefica che causa danni o addirittura la morte.
La statua di Ninomiya Kinjirō. Vissuto durante il tardo periodo Edo (1787-1856), Ninomiya Kinjirō fu una figura di spicco della storia giapponese: fu un filosofo ed economista che sostenne l'importanza dell'istruzione. La leggenda narra che la statua dello studioso, rappresentato mentre studia, si sposti di notte. Un'altra versione sostituisce Ninomiya Kinjirō con il fondatore della scuola.
Il manichino anatomico che si muove. Si dice che nel laboratorio di scienze il modello anatomico a grandezza naturale prenda vita di notte e il giorno dopo lo si ritrovi in posizioni diverse da quelle in cui era stato lasciato. Alcune leggende dicono che sia alla ricerca del proprio cuore scomparso o di altre parti del corpo.
Il ritratto con gli occhi che ti seguono. Di solito il ritratto di Beethoven o della Gioconda o quello del fondatore della scuola. Gli occhi ti seguono, oppure cambia espressione: di giorno è normale, di sera invece assume un'espressione minacciosa.
Il pianoforte nella sala di musica che suona da solo. A tarda notte, suonerebbe da solo, spesso Für Elise, essendo in Giappone un pezzo legato ai racconti di fantasmi femminili. Negli anni '70 in Giappone infatti si diffuse il mito di Beethoven come musicista maledetto, Für Elise divenne così codificato come musica spettrale.
Lo scheletro che si ricompone. Lo scheletro del laboratorio di biologia che si anima, oppure i suoi pezzi che si spostano o si rimontano da soli. In passato le ossa didattiche erano in gran parte realmente umane fino a quando il Giappone non ne vietò l'importazione e l'uso. In qualche scuola si tramanda tuttora la pratica di portare fiori e acqua fresca allo scheletro, trattandolo come uno spirito da placare. La leggenda fa leva quindi su una grande paura legata ai riti funebri, ossia il corpo morto non sepolto.
La carta rossa o blu. Nel bagno, una voce chiede: "Vuoi la carta rossa o quella blu?". Entrambe le risposte condannano: rossa equivale a essere squartati, blu a essere strangolati. L'unica via d'uscita, secondo alcune versioni, sarebbe chiedere una carta di un altro colore. La formula rossa o blu sembra derivare da un documento storico reale, ossia le cartoline-precetto militari giapponesi della Seconda Guerra Mondiale. Quella rossa significava reclutamento immediato (fronte, morte probabile), quella blu era la chiamata in seconda linea. Scegliere tra due carte, entrambe mortali, rifletteva l'impossibilità di una scelta reale.