Amici ma ognuno a casa propria

Cosa pensano della Cina i taiwanesi che conosco.

Amici ma ognuno a casa propria
Una verità autoevidente

La mia cerchia di amici e conoscenze taiwanesi è soprattutto business-oriented, quindi per definizione non estremista. L'età media direi che è sui quaranta anni e soprattutto di sesso maschile. Geograficamente, infine, la maggior parte proviene dal nord dell'isola. Quindi, riassumendo, è l'identikit perfetto o quasi di chi tende verso il blu, ossia verso il campo del Kuomintang (KMT), che è il partito maggiore del campo blu, cioè l'area politica tendenzialmente più accomodante con la Cina. In questa area si va dai blu leggeri, che parlano genericamente di risolvere con il dialogo le tensioni con la Cina, ai blu scuri che vogliono il "ritorno" di Taiwan alla Cina e parlano di sangue cinese e tutte quelle cose nazistoidi lì.

Parlare di politica con i taiwanesi non è difficile. Sono una democrazia dagli anni '90 e in poco tempo hanno scalato i ranking delle libertà non solo in Asia ma nel mondo intero. Oggi Taiwan è un paese estremamente libero e i taiwanesi sono ben contenti di esprimere questa libertà duramente conquistata; quello che pensano, lo dicono. La mia cerchia di amici e conoscenze taiwanesi, quindi, mediamente, vuole un approccio moderato alla questione Cina. Per lavoro hanno a che fare con la Cina, ossia, le aziende per le quali lavorano vendono e/o hanno produzione in Cina. La Cina economicamente continua a essere un mercato importante per Taiwan (anche se negli ultimi hanno è stata fatta una importantissima diversificazione nell'export taiwanese) e quindi mantenere aperto quel mercato è una faccenda vitale. Da qui, la moderazione nell'approccio con il capriccioso vicino.

A Taiwan tuttavia, mi sembra di notare, c'è uno scollamento abbastanza importante tra i politici del campo blu e gli elettori del campo blu. Molti politici blu fanno discorsoni del tipo stessa famiglia da entrambi le parti dello stretto o parlano di future riunificazioni, ovviamente senza data, un giorno, quando le condizioni lo renderanno possibile. Gli elettori del campo blu, invece, vogliono più semplicemente un clima disteso e continuare con lo status quo (che a Taiwan vuol dire indipendenza de facto). Nella mia cerchia di amici e conoscenze taiwanesi nessuno (a parte una persona) è un verde scuro, ossia all'estremità del campo verde, ossia quello che vuole una Taiwan senza ingerenze cinesi e una de-sinizzazione dell'isola. Eppure nessuno vuole diventare cinese. Nessuno si beve i discorsi sulla grande famiglia cinese. La Cina va bene tranquilla per farci affari insieme, magari si paga un lip service su fantasie cinesi come il cosiddetto consenso del 1992, ma qua siamo a Taiwan, là sono in Cina. Ovviamente, anche tra gli elettori blu ci sono gli ultrà della civiltà cinese, quelli che vorrebbero Taiwan sotto la Cina ora, ma sono un segmento marginale della società, valutato tra il 2 e il 5%. Anche nei discorsi della mia cerchia, si sente sempre l'alterità della Cina. Storielle divertenti o meno di quando sono andati in Cina per lavoro, lo shock culturale, l'esperienza di non dire quello che si pensa per la propria sicurezza.

Quindi, riassumendo, penso che la mia cerchia di amici e conoscenze taiwanesi esprima bene il sentire comune della media della società taiwanese: tutti amici, ma tutti a casa propria.