L'ingegneria sociale della destra

Il 14 giugno in Svizzera si voterà se mettere un tetto massimo al numero di abitanti. Davvero, non sto scherzando.

L'ingegneria sociale della destra

L'UDC è il partito di maggioranza relativa in Svizzera (circa 30%), la sua sigla vuol dire Unione Democratica di Centro ma del centro non ha niente: è un partito di destra, spesso populista, spesso con un retrogusto xenofobo, spesso che sbraita di neutralità quando, guarda caso, questa avvantaggia i regimi autoritari. Nel governo federale, seguendo la nuova formula magica, ha due ministri su sette e si diverte a raccogliere firme per iniziative e referendum che hanno lo scopo di isolare la Svizzera dal resto del mondo, soprattutto dalla UE; i regimi autoritari di cui sopra invece vanno bene. E così, periodicamente, dobbiamo contrastare i tentativi dell'UDC di alzare muri attorno alla Svizzera e di compromettere quindi la sua società e il suo benessere; un lavoraccio.

L'ultima trovata dell'UDC è quella di farci votare per la sostenibilità, che secondo l'agenda UDC vuol dire semplicemente no stranieri. È il loro marchio di fabbrica declinato in mille modi diversi, ma alla fine il succo è sempre quello: no stranieri. Con la scusa della sostenibilità, vogliono mettere un limite massimo al numero di residenti. Sì, avete letto bene, vogliono fare il numero chiuso alla Svizzera. Sarebbe una prima mondiale e farebbe decadere gli accordi bilaterali con la UE, che per noi in Svizzera sono fondamentali. La libera circolazione, il mercato estero più importante, le tonnellate di collaborazioni scientifiche, i cervelli che vengono qui; niente, non importa: no stranieri. Per l'UDC la sostenibilità non è incentivare il trasporto pubblico ed elettrico, ripensare le soluzioni abitative e la pianificazione del territorio, etc etc, no, la sostenibilità insostenibile e asfittica dell'UDC è no stranieri.

A poco più di un mese dalla votazione, i sondaggi dicono che il SÌ è in lieve vantaggio. Di norma, le iniziative tendono a perdere favorevoli più ci si avvicina al voto, e comunque si dovrebbe avere la doppia maggioranza (popolo e cantoni), dato che si modifica la Costituzione. Questo non vuol dire che si debba prendere la faccenda sotto gamba, il risultato è aperto ma sono ottimista sulla capacità degli svizzeri di capire le conseguenze nefaste in caso di approvazione.

Mio articolo pubblicato il 27 su La Regione:

Il 14 giugno saremo chiamati a votare sull’iniziativa caos che vuole porre un limite massimo di abitanti alla Svizzera. Ossia, l’ennesima iniziativa dell’UDC che cerca di minare la prosperità della Svizzera. Francamente, la cocciutaggine di questo partito nel cercare di sabotare il futuro degli svizzeri sta iniziando a essere una scocciatura.

In caso di approvazione, oltre a distruggere la credibilità internazionale della Svizzera e i suoi rapporti vitali con l’UE, farebbe cadere il nostro Paese in un incubo burocratico-statalista simile alla fu politica del figlio unico della Repubblica Popolare Cinese. Quando lo stato cerca di regolare dall’alto la popolazione, la catastrofe è dietro l’angolo. Per un partito che si vanta di essere dalla parte della deregolamentazione, proporre di regolamentare addirittura il numero permesso degli abitanti…farebbe ridere, se non mettesse in pericolo la società svizzera.
Particolarmente odiosa poi è la patina di ecologismo che si vuole dare. L’iniziativa si chiama “per la sostenibilità” perché, a detta degli iniziativisti, vuole proteggere l’ambiente e la conservazione delle risorse naturali. La si vuole far passare per un’iniziativa ambientalista ma noi sappiamo bene che le attenzioni degli appartenenti all’UDC non sono per l’ambiente ma per la presenza a loro indigesta di persone di origine straniera. Noi del PVL, come dice il nome, siamo liberali e abbiamo una coscienza ambientale. Non neghiamo che ci siano delle criticità ma la risposta non è un salto nel buio con un’iniziativa spropositata ma con soluzioni puntuali, fattibili e concrete, come sfruttare il potenziale della manodopera locale (per esempio migliorando la conciliazione tra vita familiare e professionale) per dipendere meno dall’immigrazione o utilizzare in modo più efficiente lo spazio abitativo e creare alloggi per la classe media e per le persone a basso reddito o migliorare l’uso intelligente e sostenibile delle infrastrutture. Tutte proposte che sono concrete e non pericolose iniziative di ingegneria sociale sulla pelle degli svizzeri.

Infine, c’è da tenere anche in considerazione che, in caso di approvazione, qui nel nostro Ticino potrebbe esserci il paradossale risultato di avere più frontalieri. Se non ammettiamo più residenti stranieri, è ragionevole pensare che aumenteranno le persone che vivono in Italia e lavorano in Ticino, dato che il numero di nuovi residenti è stato portato a zero.
Dobbiamo dire no a questa iniziativa caos, l’ennesimo salto nel buio proposto dall’UDC, e invece impegnarci con soluzioni fattibili per migliorare davvero e in concreto la nostra società.