Elvezia mia lontana
Riflessioni di uno svizzero non nativo in occasione del compleanno della Svizzera.

Trittst im Morgenrot daher,
Seh'ich dich im Strahlenmeer,
Dich, du Hocherhabener, Herrlicher!
Sur nos monts, quand le soleil
Annonce un brillant réveil,
Et prédit d'un plus beau jour le retour
Quando bionda aurora il mattin c'indora
l'alma mia t'adora re del ciel!
En l'aurora la damaun ta salida il carstgaun,
spiert etern dominatur, Tutpussent!
Domani è il 1 agosto, che in Svizzera è il giorno della festa nazionale. Si festeggia un evento successo attorno al 1291, ossia la stipula di un trattato tra i tre Cantoni originari, il quale tuttavia è un trattato secondario, non è la fondazione della Confederazione. Nel 1889 si voleva trovare un anniversario vicino da poter festeggiare, quindi i supposti 600 anni della Confederazione nel 1891 cadevano a fagiuolo. Fino ad allora, la nascita della Svizzera veniva datata al 1315, con il ben più importante Patto di Brunnen.
Ogni anno il 1 agosto non siamo in Svizzera, e quindi non facciamo le cose da svizzeri che si fanno in queste occasioni, tipo grigliate e guardare i fuochi d'artificio. Anche se l'evento che si festeggia è farlocco, le ragioni per festeggiare possono non esserlo, basta mettersi d'accordo: prendiamo una data opinabile e diciamo che quel giorno festeggiamo la Svizzera, ok! Di motivi per festeggiare ce ne sono anche, a essere oggettivi: uno dei paesi più stabili al mondo (qualcuno direbbe anche troppo stabile), economia sana, diritti democratici al top, libertà, etc etc. A me, che sono, come dicono alcune simpatiche persone di destra in Ticino, un "rigommato" o uno "con l'inchiostro sul passaporto ancora fresco", la festa del 1 agosto piace perché mi ricorda la fortuna che ho nell'abitare in quel posto così fortunato. Anche se ogni 1 agosto sono lontano e spesso mi viene da pensare che qui a Taiwan ci vivrei volentieri, anzi, forse proprio per questo, apprezzo la mia vita in Svizzera.
Oltre al luogo della mente, c'è il luogo reale. Quello ovviamente ha amplissimi margini di miglioramento. I primi mesi dopo il trasferimento in Ticino mi sentivo sempre soffocare: per me figlio della pianura, avere le montagne che bloccano la visione dell'orizzonte può essere un'esperienza stressante. Poi il tempo passa e quelle montagne che prima vedevi come un ostacolo, ora sono una protezione, una visione rassicurante. Il rischio è che la visione ristretta e rassicurante venga traslata anche nella mentalità degli abitanti. La piccola Svizzera, per continuare a essere grande, deve contrastare la tendenza a quel rinchiudersi su sé stessa che periodicamente salta fuori e che può essere estremamente pericolosa. Nonostante quello che pensano molti suoi abitanti, la Svizzera non è un'isola, è sempre stata al centro dell'Europa ed è sempre stata un crocevia; quello è la sua forza. Più è aperta, più è vincente e felice. Questo è umilmente il consiglio che mi sento di dare ai miei concittadini, a quelli i cui antenati hanno vissuto nelle stesse valli per quattrocento anni e a quelli arrivati la settimana scorsa.